La “cedolare secca” sugli affitti che dal 2011 consente al locatore, indipendentemente dal proprio reddito, di pagare un’imposta pari al 21% per i contratti a canone libero e al 10% per i canoni relativi ad immobili affittati a canone convenzionato, a partire dal 1° gennaio 2019 può essere applicata anche per le locazioni di immobili commerciali.

I locali commerciali, per i quali è possibile beneficiare della cedolare secca al 21%  devono essere classificati nella categoria catastale C/1 (negozi e botteghe) e avere una superficie fino a 600 metri quadrati, escluse le pertinenze. La novità è stata introdotta dalle legge di bilancio 2019 (comma 59 dell’articolo 1 della legge n. 145 del 30 dicembre 2018).

Si ricorda che la “cedolare secca” è un regime facoltativo, che si sostanzia nel pagamento di un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali (per la parte derivante dal reddito dell’immobile). In più, per i contratti sotto cedolare secca non andranno pagate l’imposta di registro e l’imposta di bollo, ordinariamente dovute per registrazioni, risoluzioni e proroghe dei contratti di locazione. La cedolare secca non sostituisce l’imposta di registro per la cessione del contratto di locazione.

La scelta per la cedolare secca implica la rinuncia alla facoltà di chiedere, per tutta la durata dell’opzione, l’aggiornamento del canone di locazione, anche se è previsto nel contratto, inclusa la variazione accertata dall’Istat dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati dell’anno precedente.